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Image GLI ESPLORATORI ITALIANI IN AFRICA (2 Volumi)
DAINELLI Giotto
GLI ESPLORATORI ITALIANI IN AFRICA (2 Volumi)
 
 
Editore: UNIONE TIPOGRAFICO - EDITRICE TORINESE - 1960
Rilegato, pagg. 785 cm 26 x 16,5 - 198 figure nel testo - Lingua: Italiano
"LA CONQUISTA DELLA TERRA - Esploratori e esplorazioni"
Collezione diretta da Giotto Dainelli - Volume quarto della collezione
DAINELLI Giotto   -   GLI ESPLORATORI ITALIANI IN AFRICA
Biografia dell'autore
 
 
 
 
 
 
Biografia dell'autore
 
 
 
Giotto Dainelli
(Firenze 19.5 1878 – Firenze 16.11.1968)
 
 
Giotto Dainelli, figlio del generale Luigi e di Virginia Mari, nacque a Firenze il 19 maggio 1878. Vantava ascendenze illustri: il padre era imparentato con i carbonari e patrioti bolognesi Zambeccari e Ranuzzi; la madre era figlia dell’avvocato Adriano Mari (1813-1887), politico della destra che rivestì importanti cariche istituzionali. Trascorse la sua infanzia lontano da Firenze, a seguito dei cambiamenti delle sedi di servizio del padre, ed ebbe modo di conoscere l’Europa data l’abitudine della famiglia di approfittare delle vacanze estive per compiere viaggi all’estero.
Nel 1900 si laureò in Scienze naturali all’Istituto di studi superiori di Firenze, dove fu allievo del geologo e paleontologo padovano Carlo De Stefani (1851-1924), all’epoca il più illustre docente della materia (fu direttore dell’Istituto di Geologia di Firenze e accademico dei Lincei); in seguito si perfezionò all’Università di Vienna.
Dainelli mostrò subito il suo valore di studioso con le pubblicazioni geologiche e paleontologiche apparse nel 1901, le prime di una serie numerosa, estesa fino al 1967, che costituisce ancora oggi un ricco patrimonio informativo, fecondo di validi insegnamenti. Nel 1903 conseguì a Firenze la libera docenza in Geologia e Geografia fisica e dal 1914 al 1921 tenne la cattedra di Geografia nella Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa; successivamente titolare della cattedra di geologia a Napoli fino al 1924, anno in cui, morto De Stefani, tornò a Firenze per subentrare nella cattedra di Geologia del suo maestro, tenuta poi ininterrottamente fino al 1944 e ripresa, nel secondo dopoguerra, fino al 1953.
Dainelli non fu solo uno studioso da tavolino, ma anche autore di numerosi viaggi di studio e missioni esplorative, qualificandosi come un grande viaggiatore dotato di abilità alpinistiche. Già nel 1905-1906 compì un viaggio esplorativo in Eritrea, in compagnia del geografo Olinto Marinelli, suo amico e compagno di studi. Ne riportò una ricca messe di dati e di materiali, utilizzati per il resoconto, pubblicato a Firenze nel 1912 con il titolo Risultati scientifici di un viaggio nella Colonia Eritrea. Tornò nel Corno d’Africa nel 1936-1937 con una missione esplorativa al lago Tana, da lui organizzata e diretta su incarico dell’Accademia d’Italia, della quale era membro. Da quel viaggio derivò il volume La regione del lago Tana, pubblicato a Milano nel 1939.
Importante la partecipazione del geologo fiorentino alla spedizione scientifica al Karakorum, effettuata nel 1913-1914 sotto la guida di Filippo De Filippi, e che si impose come la più rilevante e fruttuosa compiuta in quell’area. Lo scopo principale di questa spedizione asiatica era quello di completare le triangolazioni compiute dagli inglesi e dai russi nei rispettivi possedimenti in India e nel Turkestan, connettendole anche geofisicamente per mezzo di una catena di stazioni gravimetriche e magnetiche, estesa da Dehra Dun, in India, fino a Tashkent, in Uzbekistan (allora Turkestan russo), attraverso Kashmir, Himalaya occidentale, Karakorum, Baltistan e Ladakh, bacino del Tarim (Xinjiang, Turkestan cinese). L’attraversamento di zone impervie, con grandi ghiacciai, spesso ancora non raggiunte e non precisamente cartografate, favoriva anche una rilevante impresa esplorativa specialmente nei grandi ghiacciai siti all’estremità orientale del Karakorum.
Per questa ragione, oltre alla nutrita schiera di specialisti dediti alle osservazioni e ricerche geofisiche, meteorologiche, aerologiche e sulla radiazione solare, partecipò Dainelli, come geografo naturalista. Egli ebbe ampia libertà di movimento e di azione, separandosi spesso dal grosso della spedizione, lenta per il numero dei componenti e per l’ingombrante carico delle strumentazione ed anche costretta a lunghe soste per compiere i necessari rilievi; da solo, o con una piccola e agile carovana poté compiere una estesa ricognizione di tutta l’area fra Himalaya e Karakorum, che costituisce il bacino superiore dell’Indo e dei suoi affluenti.
La ricchissima raccolta di dati e materiali della spedizione sopra ricordata trovò degna e appropriata utilizzazione nelle Relazioni Scientifiche della Spedizione Italiana De Filippi nell’Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese (1913-1914), pubblicate in 18 volumi fra il 1922 e il 1934 dall’editore Zanichelli di Bologna, e divisa di due serie. La seconda, Resultati geologici e geografici pubblicati sotto la direzione di Giotto Dainelli (12 volumi in 14 tomi, 1922-1934), impegnò vari eminenti studiosi, geologi paleontologi, botanici, zoologi e antropologi, non partecipanti alla spedizione. Lo stesso Dainelli fu direttamente autore dei volumi: 1. La esplorazione della regione fra l’Himàlaja occidentale e il Caracorùm (1934); 2. La serie dei terreni (2 tomi, 1933 e 1934; 3. Studi sul glaciale (2 tomi, 1922); 4. Le condizioni fisiche attuali (1928; insieme a Olinto Marinelli); 8. Le condizioni delle genti (1924); 9. I tipi umani (1925; insieme a Renato Biasutti); 12. Indici analitici (1934).
Dainelli pubblicò anche il diario della sua esplorazione e per completare le osservazioni compiute nel 1913-1914, tornò un nella stessa area con una spedizione da lui diretta, organizzata di concerto con l’Istituto Geografico Militare, alla quale parteciparono il tenente Enrico Cecioni (fotografo) e il capitano Alessandro Latini (topografo). Questa missione, che raggiunse zone ancora inesplorate, fu descritta da Dainelli in Il mio viaggio nel Tibet Occidentale (Mondadori, Milano, 1932, pp. XVI + 405), ed è ben descritta anche nelle sue pieghe nascoste in un articolo di Bausi e Caciolli, pubblicato nel maggio 1998 su “L’Universo”, rivista dell’Istituto Geografico Militare. Le ricerche effettuate in quest’ultima spedizione arricchirono gli ultimi volumi dei sopraricordati Resultati. Merita di essere segnalato il primo volume della serie (ma uscito nel 1934), che rappresenta ancora oggi la più completa rassegna delle esplorazioni nella regione fra l’Himalaya occidentale e il Karakorum (ottima integrazione di Southern Tibet di Sven Hedin, spec. vol. VII, 1922), aggiornata fino al 1930 e comprendente perciò l’ultimo viaggio di Dainelli e i primi di Giuseppe Tucci; la ricchissima bibliografia rimane un indispensabile strumento per ogni studioso del settore.
Nel 1944 Dainelli, dopo essere stato Podestà fascista di Firenze, seguì Mussolini a Salò (Repubblica Sociale Italiana), come direttore dell’Accademia d’Italia. Lasciato, il 1° novembre 1953, l’insegnamento universitario di Geologia a Firenze, a seguito del compimento dei 75 anni, si trasferì a Roma. Morì il 16 novembre 1968 a Firenze, dove era da poco rientrato. A suo nome risultano una trentina di specie fossili e quattro viventi e gli fu intitolata una cima dei monti Kazbek nel Caucaso georgiano.
Dotato di forte personalità, oratore efficace e brillante scrittore, Dainelli si impose fra le personalità di spicco della cultura italiana fra le due guerre. Socio dal 1919 dell’Accademia dei Lincei, e in seguito dell’Accademia d’Italia, della quale fu presidente alla morte di Giovanni Gentile negli anni della Repubblica di Salò; socio della Pontificia Accademia delle Scienze e socio corrispondente o onorario di tutte le più importanti Società Geografiche nazionali, gli fu assegnata nel 1954, dalla Società Geografica Italiana, la medaglia d’oro per i grandi esploratori.
Fu autore di circa seicento opere (fra libri e articoli) di argomento geografico e geologico, sia specialistiche che divulgative. Spaziò in ogni campo della geografia e della geologia: dalla paleontologia alla glaciologia, alla morfologia, alla geografia antropica, alla storia delle esplorazioni. Oltre alle ricerche connesse alle sue esplorazioni asiatiche e africane (Geologia dell’Africa Orientale, 1943; Gli esploratori italiani in Africa, 1960), si occupò ampiamente dell’Italia, sia in generale che di sue particolari zone: Atlante fisico-economico d’Italia, 1940 (coordinatore e in gran parte autore); Le Alpi, 1963; L’Eocene friulano, 1915; La struttura delle Prealpi friulane, 1921. Specificamente sulla sua regione si ricordano: Le zone altimetriche del Monte Amiata, 1910; La distribuzione della popolazione in Toscana, 1917.
Collaborò all’Enciclopedia Italiana; fondò e diresse le “Memorie geografiche” e le “Memorie geologiche e geografiche”.
 
[Scheda redatta da E. G. Bargiacchi, nel giugno 2009, per il sito web: http://www.ippolito-desideri.net ]


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